Guida
Guide: scegliere la luce giusta
Sei numeri decidono quasi ogni acquisto di illuminazione. Qui c’è cosa vogliono dire, in breve, e come si leggono nelle nostre schede prodotto.
Kelvin: il colore della luce
I kelvin (K) non dicono quanta luce fa una lampada, ma di che colore è. Più il numero è basso, più la luce è calda.
- 2700 K
- Molto calda, tono da lampada a incandescenza. Camere da letto, lampade da lettura.
- 3000 K
- Calda. Soggiorni, corridoi, ristoranti: è la scelta più comune in casa.
- 4000 K
- Neutra. Cucine, bagni, uffici, laboratori: si distinguono meglio i dettagli.
- 6000 K
- Fredda, tendente al bluastro. Garage, magazzini, esterni tecnici.
In uno stesso ambiente conviene non mescolare temperature diverse: due faretti a 3000 K accanto a uno a 4000 K si notano subito, e sembra un guasto.
Lumen: quanta luce fa davvero
I watt dicono quanto consuma, i lumen quanta luce esce. Con il LED i watt non servono più a stimare la luminosità: due lampade da 7 W possono fare 500 o 800 lumen.
Come regola pratica, per un’illuminazione generale servono circa 100–150 lumen per metro quadro in un soggiorno o in una camera, e 300–500 dove si lavora — cucina, banco, laboratorio. Sono ordini di grandezza, non una norma: contano anche l’altezza del soffitto e il colore delle pareti, che su una parete scura può dimezzare la resa.
Grado IP: dove si può montare
La sigla IP ha due cifre. La prima dice quanto l’apparecchio è protetto dai corpi solidi (polvere), la seconda dall’acqua. È la cifra che decide se un prodotto può stare in bagno o all’aperto.
- IP20
- Solo interni asciutti. La maggior parte dei faretti da incasso da soggiorno.
- IP44
- Resiste agli spruzzi. Bagni, fuori dalla zona doccia; esterni riparati.
- IP65
- Resiste ai getti d’acqua. Esterni esposti, docce, cucine professionali.
- IP67 e IP68
- Reggono l’immersione. Segnapassi a filo pavimento, illuminazione in acqua.
L’errore che costa la garanzia
Montare un IP20 all’aperto non è una forzatura che dura poco: è la ragione più comune per cui una garanzia non si applica.
Attacco: se entra o non entra
- GU10
- Due pin che si innestano e ruotano. Funziona a 230 V, senza alimentatore: è l’attacco più diffuso nei faretti da incasso.
- E27 ed E14
- A vite, grande e piccola. Lampadari, applique, lampade da tavolo.
- GU5.3 (MR16)
- Due pin dritti, funziona a 12 V e vuole un trasformatore. Si confonde facilmente con il GU10: se i pin sono dritti e sottili è un GU5.3.
- G9
- Due piccoli anelli, tipico delle applique compatte.
Indice di resa cromatica: i colori si vedono giusti?
Si scrive CRI o Ra e va da 0 a 100: dice quanto fedelmente i colori appaiono sotto quella luce. Sotto 80 la carne in una cucina sembra grigia e un tessuto cambia tinta. Da 80 in su va bene per la casa; da 90 in su serve dove i colori contano — un negozio di abbigliamento, un bagno con lo specchio, un banco di lavoro.
Dimmerabile: tre pezzi che devono andare d’accordo
Perché una luce LED si possa abbassare servono tre cose insieme: un apparecchio dichiarato dimmerabile, un alimentatore dimmerabile e un dimmer compatibile con quel tipo di alimentatore. Se ne manca una, la luce sfarfalla, ronza o resta accesa al massimo. Un LED non dimmerabile su un dimmer si rovina.
Sulle strisce LED l’alimentatore va scelto anche sulla potenza: si sommano i watt al metro per i metri di striscia e si aggiunge un margine del 20%, perché un alimentatore che lavora al limite scalda e dura meno. Sulle schede delle strisce trovi il calcolo già fatto.
Le guide, per esteso
Gli strumenti, quando i numeri li hai
- Confronto fra modelli — fino a tre modelli affiancati, con le differenze evidenziate. Si aggiungono dalla scheda prodotto.
- Ricerca per caratteristica — cerca «gu10 4000k» o «striscia ip65»: capisce le sigle.
- Calcolatore dell’alimentatore e diagramma del fascio luminoso: sono sulle schede dei prodotti a cui servono, non in una pagina a parte.
Se il numero che ti serve non è in scheda, chiedilo: ce lo cerchiamo noi.